La mira, perché è un disturbo?

La mira è uno dei punti che tutti gli aspiranti arcieri vorrebbero conoscere sin da subito. Non c’è un neofita che non ci abbia fatto delle domande in merito già alla prima lezione. In cosa consiste? Come si fa a mirare? Tutti gli arcieri mirano nello stesso modo, a prescindere dall’arco? Cerchiamo di fare un po’ d’ordine e di rispondere a tutte le tue domande.

 

Cos’è la mira?

 

Per mirare, un arciere deve far collimare un riferimento della propria attrezzatura sul bersaglio, in un punto ben specifico normalmente identificato con il centro, e restare fermo lì fino al rilascio. Giusto? NO! Sbagliato. Facciamo un passo indietro. Cosa permette a una freccia di essere scagliata correttamente verso il centro del bersaglio? Oltre a un arco ben tarato, sicuramente è fondamentale la corretta esecuzione del gesto tecnico: soltanto se eseguirò adeguatamente il tiro la freccia andrà dove io voglio che vada.

Il concetto di mira, in effetti, è molto spesso confuso. Nella maggior parte degli sport, il momento topico dura in genere pochi istanti; pensa a un cestista: prende la mira e tira. In realtà, farà canestro non se ha “preso bene la mira” ma se ha eseguito correttamente il gesto tecnico del tiro, compresa la mira. Nel tiro con l’arco la mira entra in gioco quasi alla fine, negli ultimi istanti del tiro, tuttavia sembra che sia un elemento predominante. Ti sveliamo un segreto: la mira avviene o dovrebbe avvenire in background, quasi “involontariamente”. Se e soltanto se i movimenti dell’arciere sono corretti allora la freccia potrà impattare nel 10 del bersaglio.

Un altro mito da sfatare riguarda la capacità che si presume debba avere l’arciere nel tenere fermo il mirino. Questo metodo induce inevitabilmente delle inutili tensioni nel corpo e, soprattutto, non serve. È dannoso. Per non parlare della mira in condizioni atmosferiche avverse. In realtà l’atleta dovrà mantenere il mirino nel giallo, lasciandolo “fluttuare” nel cerchio più piccolo. Soltanto così il tiro sarà rilassato quanto serve.

 

Arciere con arco olimpico
Photo credit Rick Bolin via Visual Hunt

 

Come si mira?

 

Questa sembra una domanda estremamente banale e in effetti lo è, semplificando di molto il discorso. Gli archi olimpici e gli archi compound dispongono di un mirino: mettono il pin o la lente sul giallo e mirano. Se le loro frecce impattano alte rispetto all’agognato 10, sposteranno in su il mirino, se invece impattano basse lo sposteranno in basso. Stessa cosa se le frecce impattano a destra e a sinistra. Sempre semplificando. Si dice che questi archi inseguono l’errore.

Qualora non si riesca a raggiungere una certa distanza, il mirino può essere arretrato, avvicinato all’arco: si perderà in precisione ma si potranno avere escursioni sufficienti per tutte le distanze.

Ma chi tira con l’arco nudo, che non può montare un mirino, come fa? Esistono diversi sistemi di mira con l’arco nudo. Il riferimento sarà sempre la punta della freccia. A questo punto un tiratore arco nudo può fare tre cose:

 

  • String-walking: modificare l’altezza a cui afferra la corda, avvicinandosi alla cocca della freccia dal basso se le frecce sono basse o allontanandosi se le frecce sono alte
  • Face-walking: modificare il proprio riferimento sul viso, utilizzando alternativamente le dita della mano destra in base alla distanza
  • Misto: un miscuglio di string-walking e face-walking

 

In questo modo, anche l’arciere arco nudo può “regolare il proprio mirino”. Le tab specifiche per arco nudo, infatti, hanno delle cuciture molto regolari che possono essere usate come le tacche di un mirino vero e proprio: basterà scoprire di quante tacche dovrai scendere con la mano, puntando la tab subito sotto il punto di incocco, per ogni distanza.

 

Tab Arco Nudo
Da ewbateman.com

 

Quanto è importante la mira quando si inizia a tirare con l’arco?

 

Sinceramente? Niente. Anzi, è dannoso. Mirare, infatti, distrae da tutto ciò che è più rilevante: l’esecuzione del tiro. Non è raro vedere aspiranti arcieri con una bella posizione di tiro iniziare a contorcersi nei modi più impensabili non appena gli si pone un mirino davanti.

La mira è un’operazione fondamentale, per carità, ma deve essere eseguita in maniera automatica, senza distrarsi. Per questo quando si è all’inizio della propria vita arcieristica, e quindi la propria tecnica è “debole” perché non ancora acquisita del tutto, la mira può diventare un problema non di poco conto.

Purtroppo, non è possibile non inserirla in un corso di tiro con l’arco…ma è utile ritardarla il più possibile. Inevitabilmente, sin dalla prima lezione, vedrai neofiti che si sforzano di mirare in qualche modo, si scompongono per la fretta di vedere dove è andata la freccia sul paglione perché puntano a massacrare il centro del battifreccia. Subito dopo, giureranno sulla loro testa di non aver mirato o di non dargli troppa importanza, come dei bimbi. Se sei tu il tecnico che deve tenere il corso, porta pazienza con loro: si stanno solo divertendo.

 

Archi Olimpici

 

Quanto è rilevante la qualità del mirino?

 

Apparentemente i mirini sono più o meno tutti uguali. In realtà, un mirino economico tenderà facilmente a piegarsi o a rompersi, oltre che a essere poco preciso nelle regolazioni. Magari starai pensando: “posso sempre cambiarlo!”. Vero, se sei in grado di accorgertene: molto spesso non si nota a occhio nudo se la staffa del mirino è storta. E dubitiamo molto che qualcuno si metta a controllare periodicamente la rettilineità del proprio mirino.

Un mirino di qualità, invece, durerà nel tempo e consentirà di effettuare velocemente una correzione; basti pensare a una gara Hunter&Field, dove il mirino si sposta almeno 24 volte in un giorno: più è facile è meglio è. Ancora più importante è il mirino nell’arco compound, dove uno spostamento minimo può fare la differenza.

Insomma, devi poterti fidare del tuo mirino, sempre. Tienilo ben a mente.

 

 

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