Arco Olimpico: viaggio nell’arco sportivo #1

Iniziamo un nuovo viaggio nel mondo dell’attrezzatura. Analizzeremo più approfonditamente i 3 archi che generalmente potrai vedere in una gara di tiro con l’arco, in una serie di articoli.

In questo post inizieremo a parlare dell’arco sportivo per antonomasia: l’arco olimpico. Nel nostro splendido sport, si tratta dell’arco con più storia alle spalle. Ti mostreremo quindi com’è fatto, quali sono le sue peculiarità, in quali gare potrai vederlo all’azione.

Sei pronto? Bene, andiamo!

 

Un pizzico di storia

 

Non possiamo non iniziare se non raccontandoti, innanzitutto, qualcosa sulla storia del tiro con l’arco. Come anticipato, si tratta del primo arco inteso come attrezzo sportivo, quindi ci sentiamo di dire che tutta la storia dell’arco gli appartiene. Non trovi? 🙂

Immaginiamo che non ti stupisca che l’arco sia un attrezzo antichissimo. Nato come strumento di caccia, ha accompagnato soldati ed eroi valorosi nel corso dei secoli. In letteratura l’arco più famoso è certamente quello di Ulisse, che soltanto lui riusciva ad armare e tendere.

L’arco ha viaggiato molto a lungo nel tempo, restando accanto all’uomo per molti secoli. Persiani, Sciti, Daci, Cumani, Egiziani, Magiari, Greci utilizzarono l’arco come strumento di guerra e di caccia, così come successivamente avvenne anche nel resto d’Europa e soprattutto in Inghilterra.

 

 

Ulisse contro i proci
Di Gustav Schwab – Scan data base of old books – da Wikipedia

 

Sostituito poi dalle armi da fuoco, è tornato in auge come attrezzo sportivo soprattutto nell’800, al punto da essere ammesso alle Olimpiadi nel 1900 ma con scarsa costanza e uscendone definitivamente dopo il 1920.

Tuttavia, la storia di questo sport cambia del tutto il 4 settembre 1931: Francia, Repubblica Ceca, Svezia, Polonia, Stati Uniti d’America, Ungheria e Italia fondano la Federazione Internazionale del Tiro con l’Arco. Il loro primo obiettivo è naturalmente riportare i propri arcieri alle Olimpiadi, obiettivo che però raggiungeranno soltanto nel 1972, a Monaco.

Curiosità: la Federazione Internazionale di Tiro con l’Arco è stata la prima federazione sportiva internazionale a eleggere un presidente donna: nel 1961, infatti, fu eletta Inger Frith. L’attenzione alla parità dei sessi non è però una novità per il tiro con l’arco sportivo, già nel 1904 alle Olimpiadi di St. Louis fu introdotto un evento femminile per l’arco. A confermare questa tendenza, il nostro sport è stato il primo ad avere un numero di posti paritario tra uomini e donne alle Olimpiadi, precisamente a quelle di Atlanta del 1996.

 

Congresso per la fondazione della FITA a Lwow nel 1931
Congresso per la fondazione della FITA a Lwow nel 1931 (© Emil Heilborn)

 

 

Quindi l’arco olimpico è quello col mirino e con quei cosi lunghi?

 

Esattamente! Hai indovinato. Ma andiamo con ordine 😉

L’arco ricurvo, o olimpico, inteso come attrezzo sportivo, è costituito da una struttura smontabile. Spesso, infatti, ti capiterà di leggere degli archi come takedown. Il corpo centrale è detto riser e può essere realizzato con diversi materiali; se sei un nostro lettore ti ricorderai del nostro articolo L’amico di mille avventure: il riser.

Sopra e sotto puoi vedere i flettenti, ovvero gli strumenti tramite i quali viene accumulata la potenza necessaria a scagliare la freccia contro il bersaglio. Sono generalmente realizzati con legno e materiali compositi, come a esempio fibra di carbonio.

 

 

Arciere con arco olimpico
Photo credit Rick Bolin via Visual Hunt

 

Oltre al riser, a unire i flettenti c’è ovviamente la corda: costituita da più fili di materiale sintetico, assieme al riser costituisce il punto di contatto tra arco e freccia. Al centro della corda, se osserverai bene, vedrai il serving: un avvolgimento di un filato più spesso, avvolto perpendicolarmente alla corda, sul quale viene poi realizzato il cosiddetto punto di incocco (cioè dove la freccia viene incastrata contro la corda, per approfondire fai riferimento ai nostri articoli La freccia: com’è fatta? #1 e La freccia: com’è fatta? #2).

Poi c’è il mirino, sostanzialmente un pin che può muoversi lateralmente e in altezza e che costituisce il riferimento di mira per l’arciere. La struttura di un mirino è generalmente a T, con un braccio orizzontale che parte dall’arco e termina con un’altra barra perpendicolare; su quest’ultima si muove un ultimo pezzo che sostiene la diottra, cioè il pin vero e proprio.

 

 

Archi Olimpici

 

 

Ma la freccia, poi, poggia direttamente sul riser? No, poggia sul rest. Questo è costituito da un braccetto metallico apposito, che bascula verso l’interno in modo da non interferire con l’uscita della freccia.

Un attrezzo meno “famoso” è invece il bottone: tramite una molla, aiuta a forzare come necessario la flessione della freccia, una volta rilasciata la corda. Il bottone meriterà qualche approfondimento in futuro, poiché si tratta di uno strumento potente quanto piccolo! Per ora accontentati di sapere che è costituito da una molla all’interno di un pistone e che quest’ultimo preme contro la freccia. Più la molla sarà compressa, più il pistone premerà contro la freccia.

 

 

Donna con arco olimpico

 

 

Un altro componente dell’arco olimpico poco conosciuto è il clicker. Si tratta di una piccola lamella di metallo che ha un unico scopo: fare click! In pratica, la freccia che viene incoccata viene messa sotto il clicker e quando l’arciere avrà raggiunto il corretto allungo, ovvero la corretta apertura dell’arco, il clicker tornerà in posizione emettendo un suono conosciuto da tutti gli arcieri olimpici. Volendo essere più formali, il clicker è un misuratore di allungo.

E ora parliamo di “quei cosi lunghi” 🙂 Il gruppo stabilizzatore ha molteplici funzioni: bilancia il peso dell’arco, assorbe parte delle vibrazioni, dà un aspetto più “cattivo” all’arco! Sceglierla e adattarla non sono operazioni semplici, poiché dipendono da tanti fattori. Il peso dell’arco, l’apertura di cui è capace l’arciere, le sue sensazioni, la stabilità del gesto sono tutti fattori che concorrono alla scelta della stabilizzazione. Non ti preoccupare, ne riparleremo presto, l’importante è che tu continui a seguirci 😉

 

Fermiamoci a riposare

 

La prima tappa è conclusa, ci prepariamo per la seconda. Adesso sai da cosa è composto un arco ricurvo (soprattutto i “cosi lunghi”), appuntamento al prossimo articolo per sapere come continua questo bel viaggio! Grazie della compagnia, se hai domande o curiosità particolari, scrivici e ti risponderemo direttamente o nel prossimo articolo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *